Il restauro del gozzetto catalano Mara Mau
Formidabile Storie di Barche e formidabile 2006: ancora il varo di un gozzo. Un piccolo gozzetto filante ed irriverente nel suo elegantissimo blu elettrico ad attirare lo sguardo difficile ed affilato di fanciulle distratte dai veloci motoscafi: il Mara Mau.
-Maurizio, ma perché Mara Mau? Mara Mau a una vita di chilometri e chilometri spesa a vender impianti e caloriferi: belli, interessanti, accattivanti, generosi e persino, gli ultramoderni, a forma di elefante, ma alla fine Mara Mau.
-Ti abbiam visto a sostituir tavole, giuntare in chiglia, rinserrare tutto il fasciame, calafato a suon di pece e poi paioli, panche, remi e poi ancora… Anche tu maestro d’ascia? E Mara Mau anche ai maestri d’ascia; non se ne può più di questa storia sdolcinata. Ma lo sapete chi sono veramente i maestri d’ascia? I maestri d’ascia sono semplicissimi e degnissimi carpentieri che per saper dar un colpo di pialla son diventati sacerdoti: talmente gelosi delle quattro cose che sapevan fare che quelle quattro cose alla fine son scomparse pure loro. Se l’incontri, san tutto loro: per ogni cosa è una messa, con incenso, glora e sermoni, ma da mill’anni fan sempre la stessa barca; fuori dai gozzi non c’è altra barca. O parli cornigiotto o catalano o sei trinarciuto: non è possibile, Mara Mau ai Maestri d’ascia.
-E la Grande Sfida, i tre giovani carpentieri ? E Mara Mau a tutti e tre. Mentre questi folli lavorano a sta benedetta sfida io me ne stavo qui in disparte sulla mia barchetta e guardavo. Invece di attaccar a costruir la barca uno s’è messo a costruire modellini che sembravan giocattoli divisi a metà e argomentava di strane linee, poi è arrivato uno con il computer che faceva tutti dei disegni strani che poi quando li han messi sulla carta invece di un gozzo era un incrociatore perché lui nella vita costruisce quelli. Poi han tirato su un altro giovanotto, che piaceva tanto alle ragazze, che lui mi è parso il più serio e che ha lavorato come un matto. Poi si è aggiunto uno che la moglie inveiva perché quello inventava di pialla e Lei ci aveva il figlio che poi ne arriva un altro e mani man doveva cambiar casa. Poi passava il ferroviere pensionato che ci piaceva fare i ricci e allora ogni volta che arrivava, da un legnetto ti trovavi un bompresso così che dentro i ricci ci navigavi. Poi han lavorato anche d’inverno che faceva un freddo terribile allora sta povera barca l’arrostivano, la bruciavano, la bollivano e alla fine si facevan sempre la salciccia, la costina, la bistecchina che quando han finito la barca e ci son saltati su quasi l’affondano e veramente Mara Mau a questi qui
-Ma senti, anche il Mare Mau va al Museo del Mare? E Mara no, che questi qui ci han perso la testa per sto museo. Han fatto un gozzo, capisci un gozzo, un pezzo di legno tutto storto di cinque metri, che in Liguria ce ne saran stati a migliaia e museo qui e museo là. Ci han fatto anche una vela, di quelle quadre, che una volta ce n’erano a centinaia che sui bastimenti li facevan i ragazzetti, ma per farla son andati fin non so dove perché ci voleva il cotone che i tessuti di adesso che ci fan la Coppa America per loro non andavan bene, ma allora Mara Mu a tutto st’ambardan
-E però anche tu ci metti la latina? E Mara Mau anche alla latina che le regate son pazzie. Ci hanno quattro barche perché nessuno vuole andare su ste barche qua che son complicate, che il timone non gira, che non han deriva e quando bolini vai di traverso e che al lasco se ti distrai capace che ti capovolgi e davvero mi vien ovvio Mara Mau alla latina
-E quella fanciulla che accarezza il gozzo? Che quella la lasci stare ch’è la mia morosa che intanto vuol bene solo a Mara Mau e birignao a tutti Voi che non sapete com’è la pesca al bolentino sul Mara Mao con la mi morosa.