La barca a fondo piatto dell’Ile-Tudy: la plate (armata a vela latina)

In una giornata di tregenda con venti a quaranta nodi e mare forza otto, varo tecnico di fugassa a
Recco in occasione della titolazione della nuova marina al Comandante Gitto Pendola: nonostante il
tempo inclemente non è mancato il fascino di una manifestazione, a tratti toccante, tra ammiragli,
discorsi ufficiali, banda, alzabandiera, taglio del nastro e molto ruggire dell’onda.Fugassa è la
terza plate di Storie di Barche realizzata sulla base di un disegno di circa cento anni fa e per le
cui forme si è utilizzata un antica plate de l’Ile-Tudy grazie a un articolo pubblicato nel Dicembre
del 2000 da Chasse Maree, ma la costruzione si è fusa con la nostra tradizione fino all’armatura a
latina che nulla a che vedere con la Bretagna.
Ancora una volta, la plate, sì è determinata come una
barca scuola, in quanto è la prima barca realizzata da Matteo Valentini: Matteo è stato acciuffato
da Storie di Barche all’alba di una sua partenza per la scuola biennale di boat building nel Maine e,
già praticamente sulla scaletta dell’areo è stato convinto a rimanere in terra di Liguria
proponendogli come “corso” la realizzazione de la plate. Il fasciame è in pino marittimo, di acacia
l’ossatura con il dritto di prua e poppa e la deriva in acciaio. La barca è stata realizzata con
scaletto all’insu: si è partiti dalla tavola di chiglia cui sono stati avvitati i dritti e i
madieri: quindi si sono inserite le seste di impostazione fissate allo scaletto con una bella
intelaiatura in abete.
Quindi si è proceduto con il fasciame con tre tavole di pino sovrapposte a clinker: certamente uno
dei passaggi più delicati: successivamente si è completata l’ossatura con l’inserimento delle
ordinate, bordi e serrette. Ancora in questa fase si fissa la scatola della deriva che poi verrà
ancorata ai banchi; a questo punto si gira la barca e si provvede alla realizzazione del fondo
piatto con la realizzazione di due imboni a chiudere: anche questo uno dei passaggi più complessi.
Finita la barca si è proceduto alla realizzazione dell’albero (3,9 m) antenna (7,2 m) e bompresso
(1,25 m) fuori barca e quindi sartiame, lande, bozzelli, caviglie, gallocce e bigotte per arrivare
alle vele in dacron di oltre 13 mq.
Fugassa, rispetto alle due precedenti plate, è molto più barca
a vela e meno barca da lavoro e barca adatta alle scuole; la vela al terzo (senza fiocco)infatti è
assai meno impegnativa, mentre la latina presenta, oltre ad una superficie assai maggiore, anche una
complessità di manovra ben superiore e quindi, se volete, maggior divertimento. Con la realizzazione
de la terza Plate, Storie di Barche chiude un ciclo realizzato con le scuole del Golfo Paradiso:
è stata un’ esperienza molto interessante che ha portato alla realizzazione di tre barche, anche se
sono emerse tutte le fatiche e le difficoltà della scuola in questi anni. Senza alcuna polemica,
e ringraziando invece tutti coloro che hanno partecipato all’iniziativa, è emerso evidente quali
difficoltà la scuola debba affrontare per avviare i ragazzi all’apprendimento di attività tecniche
e manuali di una certa complessità. Per lo meno nel campo della costruzione di barche in legno,
bisogna constatare la totale desuetudine dei ragazzi ai materiali, agli attrezzi e al disegno.

Affinità al legno grezzo, a pialle e lame affilate ed approccio al progetto tramite il disegno
sono elementi di base che dovrebbero essere presenti almeno nelle menti dei ragazzi, anche se non
nelle mani: impostare la costruzione di una barca con ragazzi lontani da questi concetti base,
rappresenta una difficoltà insormontabile perché quando si arriva all’idea costruttiva o alla
realizzazione il progetto è impossibile trovare la concentrazione, la costanza e la determinazione
per affrontare il progetto. Trattandosi di processi conseguenti e di una certa complessità è
impossibile saltare i passaggi; non si può iniziare dal fasciame, bisogna prima, senza essersi
persi, aver seguito le fase precedenti. E’ tutta colpa della scuola? Esistono delle soluzioni?
Secondo Storie di Barche le colpe non sono assolutamente tutte della scuola e la soluzione esiste:
è necessario che il mondo del lavoro, dell’impresa si avvicini ai ragazzi, attraverso le scuole,
molto tempo prima. I due soggetti devono lavorare insieme molto prima pur nelle loro differenti
competenze con interscambi molto più stretti: le istituzioni possono aiutare creando occasioni
diverse e mettendo a disposizione strutture e patrimoni culturali spesso prodigiosi (pensate
all’immenso patrimonio culturale dei Musei del Mare e della navigazione di Genova), ma non si
possono prendere sulle spalle tutto l’onere; non possono essere loro il motore trainante. E’ anche
fondamentale il mondo dei media: non è possibile che abbia spazio e visibilità solo chi urla di più
o chi vive di solo fuochi d’artificio (perché la vita non è tutta un fuoco d’artificio). E’ giusto
che abbia spazio e visibilità chi sui ragazzi (e sul futuro) si è molto impegnato ed ha investito:
anche se non va in Champions League.