Dai ricordi di Gigi Bernabò Brea..
..al tempo di miei bisnonni, alla fine del settecento Zoagli era un paese molto modesto, terribilmente isolato, formato da poche decine di case, la maggior parte delle quali si raggruppava intorno alla piazzetta, nel breve piano alla foce del torrente sulla sponda orientale. Nella piazzetta, le case che la chiudevano verso il mare si affacciavano verso la spiaggia, quelle ad occidente prospettavano sulla stradetta che correva lungo l'argine del torrente che si chiamava " il molo". In corrispondenza del caruggin che usciva dalla piazzetta era il pontevecchio che portava al piazzale della Chiesa o alla strada lungo per Rapallo.
Uscendo dalla Piazzetta verso Chiavari si passava davanti al Portico, dove i vecchi capitani e pescatori si fermavano a chiacchierare ed a fumare la pipa. In faccia al Portico era l'osteria del Loesin con due sedili in muratura ai lati della porta e gli anelli a cui una volta si legavano le bestie da soma. Da lì iniziava la strada lunga, che saliva verso Chiavari, al di là della svolta era l'oratorio di Santa Caterina, costruito nella seconda metà del '400 ed affrescato da Teramo Piaggio, Fino ai primi dell'800 Zoagli era un paese proprio isolato, senz'altre strade di accesso che delle mulattiere, che salivano molto in alto sui monti sia da un lato che dall'altro, Chiavari e Rapallo, che per raggiungere occorreva superare le altissime scogliere fino a San Pietro o San Pantaleo. Quando il mare lo permetteva, partiva per Genova la felua sfruttando il vento fresco e costante della notte; ma i velluti non andavano per mare, perché il viaggio era troppo rischioso. Con i muli carichi salivano a San Pantaleo e a Sant'Amborgio e scendevano a Rapallo. Seguivano la vallata attraversando Sant'Anna e San Martino, salivano a Ruta e ridiscendevano a Recco ove pernottavano. Il giorno dopo proseguivano per Genova con la diligenza. La strada carrozzabile arrivò sotto i francesi; le due gallerie fra Zoagli e Chiavari sono del 1818, e la vecchia felua restò in uso fino la 1869 quando sulla nuova linea ferroviaria passò il primo treno. La natura era bella, ma la terra era estremamente povera. Un piatto di cavoli neri era considerato un piatto prelibato e la loro cottura diventava una specie di rito di difficilissima realizzazione. Una grande importanza aveva il preboggion, fatto di erbe diverse che si raccoglievano nelle fasce; lo si mangiava con le focaccette di mais fatte con tre buchi e fritte nella padella; il meseo e cioè le fette di pane biscottato bagnato in acqua di mare e condite con un po' d'olio, di sale e di origano era considerato una leccornia.
Con tanta avarizia della terra, la gente doveva cercare altre attività per vivere: gli uomini navigavano, le donne tessevano il velluto.
Parecchi zoaglini avevano dei piccoli barchi con cui facevano servizio di cabotaggio per Genova o lungo le riviere, poiché prima dell'arrivo del treno tutti i trasporti si facevano per nave. Navigavano soprattutto d'estate, quando il tempo era buono e cercavano di non esporsi al rischio delle mareggiate invernali, tanto più che il barco rappresentava per molti l'unica fortuna e l'unico mezzo di sussistenza.
La rivoluzione delle colonie americane contro la Spagna aprì all'immigrazione immensi territori; i Liguri furono i primi ad approfittare della nuova situazione. Intorno al 1840 la maggior parte dei giovani di Zoagli, così come quelli degli altri paesi della Riviera partiva per l'America.
Partivano mettendo in cantiere un figlio e quando tornavano lo trovavano già allevato, in tempo per metterne in cantiere un altro. La donna in casa era la padrona assoluta. Era un regime matriarcale incontestato; i mariti per il fatto che non c'erano mai, quando ci stavano troppo a lungo, davano più fastidio che altro.
La moralità nel paese era rigidissima, severissima. Il paese era minuscolo, tutti si conoscevano, quasi tutti erano parenti fra loro. Principalissima occupazione era di sorvegliare quello che facevano gli altri. C'era di riflesso una riservatezza quasi morbosa, una assoluta gelosia della propria intimità domestica; le ragazze se non avevano una ragione più che precisa non uscivano di casa.
Verso il 1870 molti di quelli che erano partiti per l'America 20 o 30 anni prima erano già rientrati o stavano rientrando; ognuno che aveva fatto fortuna, anelando di ritornare al paese natio, richiamava presso di sé parenti e amici, per avviarli alla conquista della ricchezza o per lasciare a loro l'azienda che aveva avviato. Questi "americani" che erano partiti poveri rientravano ormai signori. Portavano il cilindro e la bombetta, si costruivano belle case, ricche di marmi, giardini e palme, avevano delle belle barche con cui si dedicavano alla pesca. Sorgevano anche i primi hotel e cominciavano ad affluire gli stranieri di tutta Europa; l'estate le spiagge si popolavano con i primi bagnanti, La ferrovia toglieva Zoagli dal suo millenario isolamento. In due ore si era a Genova ed era quindi possibile stando a Zoagli continuare ad accudire i propri affari.
Gli Americani in generale avevano un forte senso civico, volevano fare qualche cosa per rendere più bello e più ricco il proprio paese; il Conte Canevaro fondò l'ospedale civico e con Gerolamo Canale contribuì alle spese epr la pavimentazione del paese; a Gerolamo Canale si deve il magnifico mosaico a ciottoletti bianchi e neri che si estendeva sulla piazza della chiesa. La nuovo generazione, quella dei figli degli americani veniva su, negli ultimi decenni del secolo, fra gli agi e la dolce vita della riviera, che era ormai in pieno sviluppo balneare e turistico. Lo svago, il divertimento, la vita modana della belle epoque erano lo scopo principale di molti e le ricchezze accumulate dai padri toglievano ogni preoccupazione; sembrava, fino alla guerra del 1914, che non dovessero avere mai fine.
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