I Segantini: si chiude il Circolo di Studio
Pare che a Storie di Barche l’obiettivo sia quello di prendere la storia all’incontrario. Passino i maestri d’ascia che stanno ancora nell’immaginario collettivo come simbolo di un tempo incantato, ma rimontare il tempo fino ai segantini ha dell'incredibile.
-Segantini: ma chi sono i segantini? Il circolo sui segantini prende avvio da un tronco di castagno di oltre quattro metri che arriva dalle montagne della Vale Stura; il tronco, già scortecciato, viene sommariamente squadrato sui quattro lati con l’aiuto di un’ascia. Si procede dunque a marcare il tronco tramite una lenza di canapa imbevuta in colori naturali che, tesa sulla lunghezza del tronco, viene poi lasciata violentemente sbattere sul legno nel senso lungo a marcare la via per il successivo taglio. L’operazione viene ripetuta sulla faccia opposta dell’albero, riportando i punti sull’altra parte del tronco con l’aiuto della lenza posizionata a piombo. Si tratta dei soliti gesti lenti e semplicissimi, ma solo a guardare chi ha ripetuto il lavoro mille, migliaia di volte.
Molto difficile per gli allievi, arrivare, guardare e zac: marcarti il tronco bello squadrato. Non sarà l’ultima lezione in cose semplici, che qualcuno degli intervenuti, ohibò, riuscirà a fare.
- Segnato il tronco, questo viene issato sul cavalletto che a Storie di Barche viene ricavato in via ben ben precaria: ancora una volta nello spostamento del legno pesantissimo si confonde la forza nerboruta e goffa dei giovani e prestanti allievi con i gesti lievi e lenti dei segantini che con due semplici attrezzi di castagno leggermente curvi giocano, con leggerezza, sulle leve per spostare un peso improponibile per i loro capelli bianchi. Posizionato il tronco nell’idonea postura sopraelevata, il segantino sale sul tronco e posiziona il telaio della grande sega che consentirà di affettare il castagno. A questo punto con gesti corti e misurati prendono a segare: ognuno attiva lo sforzo nel momento di tirare, mentre sullo spingere si guida solo la sega. Comanda ovviamente il taglio chi sta nella posizione sopraelevata. Non ci sono altri trucchi: di lì in avanti parte la fatica per arrivare a tagliare la lunga tavola. Dopo il profondo avvio della tavola, gli allievi dimettono le macchine fotografiche e l’aria stupita per l’aver assistito ad una scena fuori dal mondo e prendono a segare imitando il gesto degli uomini dai capelli bianchi. Ancora una volta vista da fuori pare un gesto abbastanza semplice.
- Nei fatti, anche se tra gli allievi si conta qualche buon carpentiere, la linea del colore con cui si era tracciata la via comincia inesorabilmente a separarsi dal taglio; nuovamente devono intervenire i segantini per riallineare il filo, ma poi, appena si alternano gli allievi, il taglio ancora riprende una corsa tutta sua. Ma non è solo l’occhio e la perizia nel tagliare che manca, c’è anche la fatica. Nel mondo contadino c’erano gesti lenti e misurati che venivano protratti nel tempo in una sorta di faticosissima danza: veder il gesto del segantino ricorda un po’ i contadini quando nelle calure estive tagliavano il fieno con le lunghe falci. Ogni corsa della falce era lungo e armonioso, ma nel contempo si abbatteva sugli steli resistenti un colpo secco e deciso portato con grande forza: così si abbattevano metri e metri di foraggio che pesavano chili e chili. Così è la corsa del segantino: le assi sono lunghe oltre quattro metri e la corsa della sega, in legno resistente, deve proseguire lenta, ma decisa colpo su colpo.
- Chi per la prima volta si imbatte in questa corsa invero non ha la perizia, ma anche per i più bravini fra gli scolari, presto la fatica confonde la precisione del colpo e, irriverente, la lama prende una corsa tutta sua. Ma non sono solo gli studenti: il castagno che in via del tutto casuale si è imbattuto in questa lezione, sapeva il fatto suo, e si è ben difeso dai denti della sega. Invero anche il telaio della sega era assai anzianotto e da molti anni probabilmente giaceva appeso dimenticato da qualche parte: improvvisamente buttato sulla scena ha reso evidente la fatica degli anni e dell’abbandono. E così finisce il corso dei segantini: con un castagno davvero impettito ed un telaio molto stanco circondati da studenti impreparati e parecchio irriverenti. Nonostante la Piccola sia un luogo sacro ed attento, probabilmente segantini non torneranno più.