Il gozzo Santa Caterina in regata a Genova.
Forte della base organizzativa dello Yacht Club di Genova e grazie al generoso supporto dello Sponsor Real, Univet disegna due bellissime regate nello specchio acqueo tra il Lido e Boccadasse nei giorni 10 e 11 Giugno.
A parte il risultato sportivo è da segnalare come la flottiglia delle imbarcazioni a vela latina sia stata ricevuta e ospitata con tutti gli onori nel cuore del Porto Antico di Genova e nella prestigiosa sede delle Yacht Club. E’ da evidenziare come siano lontani gli anni in cui lo Yacht Club rappresentava un luogo chiuso ed esclusivo mentre oggi, insieme alla presenza di barche di caratura mondiale, possano accedere alla prestigiosa marina anche le barche da lavoro e da pesca della vela latina
Intervista a Francesco: il progettista del Santa Caterina
Francesco: il Santa Caterina esce dalla hall del Galata e scende in acqua per la regata. Da quando i pezzi da museo escono dalle sale espositive e si buttano in mare? La Grande Sfida era proprio questa: non la ricerca di un mondo passato andato per sempre (costruendo quindi un bellissimo oggetto da ingessare sotto una teca) ma rimontare la nostra tradizione lanciandola verso il futuro e il futuro oggi, per queste barche, è le regate della Vela Latina.>Perché dici questo? Perché la regata rappresenta il momento di massima visibilità di queste barche, perché, in funzione delle regate, gli armatori trovano la forza e la voglia di tirar fuori i loro splendidi oggetti e di correre insieme (e spesso pure esagerando nel competere). Perché chiunque, anche in via del tutto casuale, si imbatte in una flottiglia a Vela Latina si accorge immediatamente della bellezza di queste barche e dell’importanza di questa tradizione millenaria.
Veramente, chi è stato agli ultimi saloni nautici non ha proprio l’impressione che il pubblico abbia questo straordinaria passione per le barche tradizionali. Giustissimo: per diverse ragioni (e un po’ di responsabilità l’hanno anche i maestri d’ascia) la cultura verso le barche tradizionali in legno è stata totalmente cancellata e quando crolla il supporto culturale e il “mercato” viene stordito dalla gran cassa delle promozioni commerciali, inevitabilmente si va verso un mondo tutto di plastica.
Non bellissimo in verità. Esatto: qui sta il punto. Se si ha modo di conoscere, di valutare, di confrontare, le barche tradizionali non possono che ritornare: le regate con le loro vetrine, il Museo del Mare che costruisce e corre con un gozzo, le Associazioni che argomentano, l’Ente Pubblico che promuove, gli Sponsor che supportano, gli editori che pubblicano, l’uso intelligente di Internet: sono tutti strumenti per conoscere, valutare e confrontare. Poi ognuno sceglie, liberamente, ciò che più gli aggrada e non necessariamente deve essere una Vela Latina.
Tu hai scelto il Santa Caterina, come sono andate le regate? Siamo molto soddisfatti: in termini di risultati siamo arrivati settimi, su una decina di imbarcazioni. Sul risultato pesa la giornata di Sabato; Domenica invece abbiamo messo diverse barche alle nostre spalle tra cui anche il San Michele e il Cleto.
Come mai questa differenza? In generale queste barche necessitano di regolazioni precise e di un grande affiatamento con l’equipaggio: pensare alla prima uscita di primeggiare è assurdo, anzi.
Cosa vuoi dire? Voglio dire, e anzi lo voglio dire molto chiaramente, che non è pensabile rimontare una tradizione millenaria, con sei mesi di lavoro perché hai il supporto di un computer. Noi siamo molto soddisfatti perché abbiamo realizzato e disegnato una barca che alla prima regata ha saputo stare in corsa con le altre, ma non era scontato tutto questo.
Facci comprendere meglio. Le barche del Circuito sono barche molto solide, consolidate nel tempo: nelle forme del Biancamaro o del San Giuseppe, ma potremmo citare praticamente tutte le barche del circuito, ci sono storie secolari. Chi ha costruito quelle barche aveva nella testa (e nelle mani) le forme che aveva visto su mille altre barche, sulle mille barche di suo padre, di suo nonno e via così. Che nell’anno 2006 si arrivi noi di Storie di Barche e si vada a mettere la prua davanti a tutti sarebbe stata follia, presunzione, arroganza oppure fortunata casualità.
Non è che Vi state nascondendo? Assolutamente no; abbiamo cercato di fare le cose il meglio possibile (e crediamo lo si possa constatare guardando la barca sull’acqua e fuori): Sergio Spina ci ha dato una grande mano passandoci tutte le informazioni disponibili (pochissime sui gozzi), Roberto ha costruito mille mezzi scafi prima del Santa Caterina e accidenti se ha presente le linee d’acqua di una barca, io stesso, che nella vita disegno navi, ho calcolato, verificato, studiato, ma il Santa Caterina il giorno del varo era un puledro imbizzarrito. Abbiamo dovuto mettergli le briglie, ridurre la vela, accorciare l’antenna e quindi abbiamo cominciato a ragionare: noi e la barca. Da qui in avanti si può solo che migliorare.
E adesso? E adesso il Santa Caterina starà benissimo al Museo del Mare, ma sappiamo tutti che non è “solamente” un pezzo da Museo e tutte le volte che sarà possibile lo si tirerà fuori e si farà una corsa insieme.