Genova: il porto oltre l'Appennino
Entra oggi nel Porto di Genova la più grande porta contenitori al Mondo.
(In plancia con il Pilota, Comandante Oreste Bozzo)
Stiamo entrando nel porto di Genova, e più precisamente a Voltri, a bordo di una delle nuove navi porta contenitori di ultimissima generazione: stiamo parlando di imbarcazione lunga 400 metri ed alta al galleggiamento 56 metri. Molto di più di una cattedrale.
Al comando è Oreste Bozzo, per oltre venti anni, a capo dei Piloti di tutto il Porto di Genova: il porto più grande di tutta Italia.
Buongiorno Comandante Bozzo: che condizioni abbiamo oggi?
Le condizioni sono abbastanza buone per questo tipo di ormeggio: qui il nemico principale è la tramontana e la nostra nave ha una vela di circa 24.000 mq (sono oltre tre campi da pallone), quindi quando siamo al traverso la situazione è molto complessa, tuttavia oggi le problematiche sono altre.
Quali comandante.
E’ la prima volta che una nave di questo tipo e soprattutto di queste dimensioni entra nel porto di Genova e quindi ovviamente la tensione è alta e le attese molto forti. Tutti vogliono verificare con estrema attenzione se Genova effettivamente è in grado di accogliere queste navi con procedure “normali” e con la massima sicurezza. Se oggi le cose andassero male, Genova verrebbe tagliata via da questa nuova generazione di navi (ne stanno arrivando 40 in due anni) e il destino del nostro porto sarebbe irrimediabilmente segnato. Le grandi navi arriverebbero tutte in Nord Europa e tutto il traffico da e per l’Italia sarebbe destinato certamente ai collegamenti ferroviari legati ai grandi valichi del Nord come Loetschberg e Gottardo. Sarebbe infatti impensabile per via dei costi servire il Nord Italia con piccole navi feeder. Capite quindi bene che la tensione è alta anche perché Genova, per un fattore di pescaggi, è l’unica possibilità per il Nord Italia O qui o si deve costruire un altro porto: impossibile.
Bozzo questa nave è immensa: che cosa abbiamo a bordo?
Abbiamo a bordo circa 10.000 contenitori: un mare di scatoloni ognuno di 15 mq. In termini pratici stiamo parlando di una superficie esattamente uguale al terminal di Voltri. Questa nave riempirà, su un livello, tutta la superficie del terminal: il secondo livello è tutto occupato dai contenitori che dovremo imbarcare terminato lo scarico.
Comandante, una domanda spontanea, tutta questa merce come pensiamo farla uscire dal porto?
Arriveremo in banchina e sotto le gru di sbarco troveremo un fascio di 30 binari con altrettanti treni: il secondo operatore a bordo della gru, quello che lavora fronte terra, ha i comandi per spostare il treno e quindi posizionare il pezzo dove vuole sulla navetta. Quando la navetta è piena, questa viene automaticamente avviata verso il “Bruco”, un tunnel di 19 Km che collega Voltri al Novese (Il Punto Più Stretto dell’Appennino) e quindi il treno, completamente automatizzato, raggiunge la pianura. Qui viene scaricato con metodi tradizionali e il contenitore raggiunge, dopo circa 20 minuti la sua banchina, ma prima non tocca assolutamente terra. La vera chiave di volta è l’aver realizzato un sistema che prevede l’imbarco o lo sbarco del pezzo non più da camion (che si alimentava nella banchina vicino alla nave, ma da treno). E’ il Porto Oltre Appennino: è l’opportunità che abbiamo per far arrivare queste navi a Genova.
Due domande Bozzo: dove si trovanoi i soldi per fare tutto questo?
Le navi e la parte terminalistica (gru e banchine nel Porto Oltre Appennino) sono a carico delle grandi compagnie come si fa in ogni porto del mondo: il collegamento (il cosiddetto Bruco e la gestione) viene dall’anticipo del valore dei “biglietti” che ognuno di questi scatoloni paga per arrivare oltre appennino e che pagherebbe comunque anche se andasse via camion. Le Compagnie Marittime, come sempre avviene per avere le concessioni pluriennali sono soggette a dichiarare i loro impegni di traffico: a quel punto il gico è fatto. Avendo i numeri dei pezzi e il valore della tariffa: viene fuori il ricavo e di lì il finanziamento del sistema. In termine di cifre parliamo di sei/otto milioni (minimo) di contenitori l’anno per una tariffa sui 40 Euro. Questa è forse una delle parti più semplici della cosa, ma non me ne sono occupato io.
In termini ambientali?
Mi sembra evidente la cosa: ieri il Porto di Genova faceva circa 1.800.000 contenitori di cui 300.000 in ferrovia: se queste navi arriveranno faremo, sei/otto milioni di contenitori praticamente tutti per ferrovia con il vantaggio però di avere sul nostro territorio e quindi tutto il Nord Ovest un centro logistico di dimensioni europee con una serie di ricadute in termini economici e occupazionali molto consistenti.
E una domanda personale: come mai Lei al comando?
Ho avuto il primo comando che avevo 27 anni anni: si trattava di un mezzo da sbarco di una piccola compagnia di navigazione con cui abbiamo percorso tutto il Mediterraneo. Si chiamava Vento del Golfo. Oggi ho i capelli bianchi, fino a Dicembre sono stato il Capo dei Piloti di Genova: il Si.ti ha pensato che fossi l’uomo giusto per essere al comando di questa grande nave che per la prima volta entra a Genova.
Vicino a me insieme a tutti questi direttori, ingegneri e scienziati, ho voluto Francesco. Un ragazzino di nove anni che non ha televisione e play station, ma che ha qualche barchetta in legno e sa che cosa è un rimorchio, un cavo, la prua e la poppa. L’ho voluto vicino a me perché se riesco a portare questa nave in porto, potrò consegnare a Lui un mondo forse un po’ più grande mettendo a sua disposizione tutto il lavoro e le fatiche che ho fatto in tutti questi anni.
Buon Vento Comandante Bozzo. Ci porti tutti a Genova nel porto Oltre Appennino.
L’intervista è stata realizzata il 25 Ottobre 2007 al Cetena (Fincantieri) durante le simulazioni previste nell’ambito del Progetto Si.Ti “Il Porto Oltre Appennino” finanziato dalla Fondazione San Paolo di Torino e con il contributo di diversi operatori Genovesi.