barca di legno a remi
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Lo schooner e il Dory

Schooner, barca da pesca al merluzzo ..”Ho incontrato molti bravi marinai in mare, alcuni straordinari, su navi a vela e a vapore. Considero i pescatori dei banchi come i migliori marinai che siano vissuti. Tenete conto che prendevano il mare in quelle che il mondo definisce piccole barche (che loro stimano belle, grandi e capaci) per guadagnarsi a stento la vita nelle acque più pericolose; pericolose non perché nel più profondo del mare, ma perché nei bassi fondali dell’oceano. La pesca migliore è sui bassi fondali e dove c’è buona pesca, là devono andare.

Date una barca ben costruita e acqua libera e un buon equipaggio sopravviverà per sempre; date acque chiuse da perfidi bassifondi come normali condizioni di pesca e la barca migliore e l’equipaggio più esperto un qualche giorno verranno presi e andranno perduti.”
(James Connolly- The book of the Gloucester Fishermen)



Schooner, barca da pesca al merluzzo Quella dello Schooner è la storia della barca a vela che ha trasportato i maggiori quantitativi di merce al mondo e che nell’evoluzione dei cosiddetti fisherman ha dato l’avvio allo yachting moderno: erano pescatori di merluzzo i primi vincitori della Coppa America.

Nell’esposizione, le immagini della costruzione degli schooner del Museo di Essex: la città dove venivano costruite queste splendide barche e poi ancora i piani costruttivi che ne hanno segnato lo sviluppo tecnico, le forme rappresentate nei mezzi scafi realizzati dai carpentieri di Storie di Barche ed ecco quindi: il Che bacco, il Pinky, il Bunker Schooner, il Clipper, il Carry E. Philips


“Il sole era appena salito all’orizzonte che non vedevano quasi da una settimana, e la sua luce rossa e bassa batteva nelle vele maestre delle golette ancorate in tre flotte: - una a nord, l’altra verso ovest, la terza a sud. Dovevano essere quasi un centinaio, di ogni forma e struttura, con giù lontano un bastimento francese a vele quadre, e tutte si inchinavano e si facevano la riverenza a vicenda.
Da ogni battello sbucavano dory come api da un alveare affollato, e il clamore delle voci, lo stridore di ruote e bozzelli, lo sciacquio dei remi si propagavano per miglia sull’acqua che si sollevava in lunghe onde. Le vele prendevano tutti i colori, nero, grigioperla, bianco, mentre il sole saliva, ed altri battelli emergevano dalle brume verso sud. I dory si raggruppavano, si separavano, riprendevano l’ordine di prima e di nuovo lo rompevano, puntando tutti nella stessa direzione, mentre gli uomini si davano la voce, zufolavano, fischiavano”.


Così Kipling in Capitani Coraggiosi sui dory: una delle poche barche al mondo protagonista del racconto di un classico della letteratura. Con Storie di Barche a bordo di una piccola barca lunga poco più di cinque metri, nel mezzo del Nord Atlantico. In esposizione il dory di Swampscott realizzato da Storie di Barche che veleggia sulle coste di Liguria in barba ai gozzi latini ed alle lance dell’Italian Style.

   



E siccome l’avventura deve continuare, grazie alle foto ed ai disegni viene ripercorsa la costruzione del Dory di Swampscott realizzato a Pieve Ligure da Storie di Barche e proposto al centro dell’esposizione. Per la prima volta in Italia un vero e proprio “come si fa” per la barca più autocostruita al mondo.